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La cava è stata scoperta nel 1987 da Sergio Nicora di Maissana ed è stata poi oggetto di scavi dal 1988 al 1995. Essa è stata principalmente sfruttata a partire dal IV millennio a.C. corrispondente all’Età del Rame fino a parte dell’Età del Bronzo. Nei millenni precedenti l’uomo da nomade era diventato sedentario, da cacciatore-raccoglitore si era trasformato in agricoltore ed allevatore oltre ad essere diventato perfetto ceramista ed artista.
Egli iniziava invece i primi approcci con i metalli e la loro fusione, aveva ancora bisogno della pietra per costruire gran parte della sua attrezzatura. Durante il tempo di sfruttamento della cava, l’uomo sperimentava i metalli e creava il bronzo: la lega di rame e stagno. Alla fine dell’Età del Bronzo, a causa della difficile reperibilità di rame e stagno, l’uomo comincia a fondere il ferro ed ormai il diaspro è diventato materia prima di poco conto. L’evoluzione dell’uomo non ha fasi della stessa durata in tutto il pianeta.
Per le nostre zone esse si possono genericamente schematizzare in questo modo:
I manufatti in pietra sono tra i reperti più importanti nello studio della preistoria, in quanto, essendo di facile conservazione, permettono di ricostruire la storia e la vita delle diverse popolazioni. Le rocce che si prestano alla scheggiatura sono dure e resistenti e presentano fratture particolari. La roccia più comunemente diffusa ed utilizzata è la selce, seguita da altre rocce come il diaspro o l'ossidiana, quest'ultimo un vero e proprio vetro naturale di origine vulcanica. Il diaspro rosso è una roccia sedimentaria che deriva dall’accumulo sul fondo dell’Oceano giurassico Ligure-piemontese degli scheletri silicei di microrganismi marini unicellulari (plancton) conosciuti come radiolari, visibili grazie al microscopio. Questa roccia ha composizione interamente silicea con piccole quantità di ossidi di ferro e manganese che ne danno il colore rosso. Alla fine del Giurassico le acque che circolavano tra i basalti in via di raffreddamento in fondo all'oceano provocarono la dissoluzione e quindi la deposizione grandi quantità di silici, ferro e manganese detti diaspri. In Valle Lagorara è molto comune un tipo di diaspro, altrove assai poco frequente, di colore rosso-bruno o marrone-rossicccio notevolmente duro, anche se fragile e facilmente scheggiabile. I depositi sui cui poggiano gli strati di diaspro sono composti da ofioliti che si sono formati 150 milioni di anni fa. Le ofioliti sono rocce serpentinoso-peridotitiche del complesso dei gabbri e basalti e sono le stesse che formano oggi la Dorsale atlantica. In Valle Lagorara le ofioliti sono ben identificabili nel letto del torrente ed alla sua destra orografica. Esse sono di colore è grigio scuro tendente al verde e gli antichi cavatori di diaspro presero dal torrente ciotoli di questo materiale per farne i martelli.
Nella zona calcarea superiore allo strato di diaspro, sono presenti anche alcune grotte, ma queste sono visitabili attualmente solo da speleologi provetti. Valle Lagorara si trova nell’entroterra della Liguria di levante, a 12 km dalla costa e a 7 km dalle due miniere preistoriche di rame, le più antiche dell’Europa occidentale, presenti nella Val Petronio presso il comune di Castiglione Chiavarese (Genova).
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