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Un po' di ecologia |
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La copertura vegetale di Valle di Lagorara, come la vediamo oggi, è il risultato di una complessa serie di manipolazioni da parte della società locale, una storia del controllo delle risorse vegetali che comincia ad essere precisata, versante per versante, anche in seguito ai risultati ottenuti dalle ricerche archeologiche. Gli insiemi vegetali della zona subiscono una dinamica ecologica solo parzialmente naturale. Le pratiche di controllo più importanti nel passato recente sono state quelle legate al pascolo e alla coltura del castagno e sono in parte attive ancora oggi. Alto fino a 30 metri, longevo fino a mille anni, il castagno (castanea sativa) è tipico della zona, diffuso nell'Europa meridionale, in Asia occidentale e nel Nord Africa.
Il castagno vive in Europa da epoche antichissime, almeno dall'era Cenozoica, come testimoniano i numerosi reperti fossili. La tradizione vuole che il suo nome tragga origine da Kastanis, città del Ponto, dove era molto diffuso. Il fuoco ha svolto un ruolo ecologico fondamentale, strumento ben conosciuto dagli allevatori e agricoltori della valle da epoche remote. Sono i fuochi i testimoni di un’occupazione che ha creato le antiche praterie appenniniche a Lagorara. Il loro tappeto erboso è stato utilizzato fino agli anni 1950-60 per produrre fieno. Alle stesse date, molti dei terrazzamenti ancora oggi visibili sul pendio erano sottoposti alla semina dei cereali. L’ammasso e l’incendio invernale della lettiera non decomposta permettevano il mantenimento del complesso di specie erbacee per concimare un efficiente tappeto erboso utile al pascolo.
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