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La cava |
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Non è stato fino ad oggi individuato, ne in Italia, ne al mondo, un affioramento di roccia silicea scheggiabile che abbia le stesse dimensioni e la stessa imponenza di quello di Valle Lagorara. Gli uomini dell’Età del Rame devono aver avuto un sussulto di gioia trovandosi di fronte a tutta questa materia prima che attendeva solo di essere estratta; infatti diedero via allo sfruttamento della cava. Non tutto il diaspro di Monte Scogliera è utilizzabile per la scheggiatura ma molto è ottimo. Gli uomini preistorici avevano conseguito una profonda conoscenza pratica di tutte le rocce e sapevano benissimo quale era il diaspro migliore. Ecco perché per estrarre la roccia priva d’impurità si sono avventurati anche in punti poco agevoli. Il livelli della cava preistorica sono ben riconoscibili, infatti presentano continue fratture lasciate dall’impatto del percussore-martello, l’utensile che i cavatori preistorici adoperavano per estrarre il diaspro. Lungo il torrente Lagorara è facile trovare la steatite, una roccia di struttura microcristallina di talco di vari colori, qui presente con screziature sul verde, adatta a lavori di scultura e intaglio data la sua morbidezza. E’ anche detta pietra saponaria perché bagnata è scivolosa e sembra grassa. Il suo nome infatti deriva dal greco “stear” che significa grasso. Sono stati trovati alcuni ornamenti in steatite durante le ricerche effettuate fino al 1995. Nel comprensorio della Val di Vara sono presenti alcuni siti archeologici (Pianaccia di Suvero - SP) con testimonianze delle varie fasi di lavorazione della steatite con veri e propri laboratori.
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