| Come fabbricavano strumenti di pietra |
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Fino all’ampia diffusione del bronzo (circa 1700 a.C.) e del ferro (circa 1000 a.C.), per cacciare, lavorare il legno, l’osso e le pelli erano necessari utensili duri e taglienti costruiti lavorando pietre. Gli antichi strumenti fabbricati dall’uomo sono indispensabili agli archeologi per la classificare periodi e culture fino alla apparizione della ceramica del Neolitico. Solo le rocce come selce, ossidiana, diaspro e simili si prestano ad essere scheggiate. La probabile raccolta e selezione di ciottoli di questi materiali lungo il greto dei fiumi o sulle spiagge fu generalmente sufficiente a soddisfare i bisogni dei piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori nel corso della più antica Preistoria, quando la popolazione umana era scarsissima. Non lo fu più dopo il forte incremento demografico che si ebbe nel bacino del Mediterraneo fra il 7000 a.C. e il 5000 a.C. in conseguenza della introduzione di una economia produttiva. Divennero allora necessari più utensili perché la popolazione era aumentata, ma anche per nuovi tipi di utensili come i falcetti per la mietitura dei cereali. Questi, in legno o in osso, erano armati con una fila di pietre taglienti, le quali, mano a mano che si deterioravano in seguito all’uso potevano essere facilmente sostituite. La selce è stata di gran lunga più utilizzata del diaspro durante la preistoria. Il problema dell’approvvigionamento della selce venne risolto estraendola da giacimenti dove era spesso inglobata nei calcari e sono state necessarie delle vere e proprie miniere, articolate in pozzi verticali e in più livelli di gallerie. Valle Lagorara è l’unica cava preistorica di diaspro fino ad ora conosciuta in Europa. Qui non era necessario praticare delle gallerie perché la materia prima poteva trovarsi all’esterno, nel versante occidentale di monte Scogliera. Da ricerche si stima che il raggio di diffusione dei semilavorati era di alcune centinaia di km.
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